Blood Sugar Sex Magik è il quinto album in studio dei Red Hot Chili Peppers, pubblicato nel 1991.
È considerato il loro lavoro più riuscito, e tra i più importanti album rock degli anni novanta. Con 12 milioni di copie all’attivo è anche uno dei loro dischi di maggior successo di vendite, e quello che li ha introdotti per la prima volta al grande pubblico.
Fu registrato e prodotto in una casa a Laurel Canyon (poi divenuta di proprietà di Rick Rubin), famosa strada che attraversa le colline di Hollywood; le fasi della lavorazione furono riprese in un documentario video, Funky Monks, anch’esso pubblicato nel 1991.
L’album dura più di 70 minuti, e contiene brani molto ispirati dal funk più tradizionale (Funky Monks, Suck My Kiss, Naked in the Rain), dall’hard rock (la title track) e dal pop rock (Breaking the Girl, Under the Bridge), ed altri di matrice rapcore (Power Of Equality, If You Have to Ask, Apache Rose Peacock, Mellowship Slinky in B Major, Give It Away, Sir Psycho Sexy). Nella sua tracklist ci sono anche My Lovely Man (dedicata ad Hillel Slovak, primo chitarrista dei Red Hot) e la cover di They’re Red Hot di Robert Johnson. Le canzoni dell’album sono tutte dedicate a Mike Watt, bassista e cofondatore dell’influente gruppo hardcore punk Minutemen.
Il primo singolo estratto, Give It Away, è una delle canzoni più famose dei Red Hot, e per molti è anche quella che meglio identifica il loro stile musicale. Il brano ha vinto un Grammy come Best Hard Rock Performance, nel 1993. Il secondo Under the Bridge, è una ballata sorretta da una sequenza di riff del chitarrista John Frusciante, sia nelle strofe che nel ritornello. Il suo testo parla delle passate esperienze di Anthony Kiedis con l’eroina. Il video è stato diretto dal regista Gus Van Sant. Di buon successo furono anche gli altri tre singoli, Suck My Kiss, Breaking the Girl e If You Have to Ask. Give it Away ed Under the Bridge, tra i singoli di maggior successo degli anni novanta, sono tuttora suonati in molti concerti.
Nel booklet del disco vi sono fotografie che lo stesso Gus Van Sant ha scattato al quartetto, nella loro sala prove a Laurel Canyon.
Give It Away fu inserita anche in un episodio de I Simpson, nel 1992, in cui apparivano i Red Hot in formato cartoon (all’epoca, chitarrista del gruppo era Arik Marshall).
Nel 1997 fu rilasciata una cover di Under the Bridge, eseguita dalla girlband inglese All Saints.
Nel 2003 Blood Sugar Sex Magik entrò nella lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone, al numero 310.
R.H.C.P. – BLOOD SUGAR SEX MAGIK – 1991
•11 Marzo, 2008 • Lascia un CommentoNIRVANA – NEVERMIND – 1991
•11 Marzo, 2008 • Lascia un CommentoNevermind è il secondo album in studio dei Nirvana, pubblicato il 24 settembre 1991 dalla Geffen Records.
Con più di 25 milioni di copie all’attivo è il disco di maggiore successo commerciale del gruppo di Seattle. Unanimemente considerato l’apice della produzione artistica della band e di tutto il genere grunge, ebbe tra i suoi meriti quello di aumentare la popolarità dell’alternative rock.
Già nel tardo 1991 il disco aveva sorpreso favorevolmente, fino a scalzare, nel gennaio 1992, l’album di Michael Jackson Dangerous al primo posto delle classifiche Billboard.
Fu il primo album registrato dai Nirvana per la Geffen e con Dave Grohl alla batteria. I suoi brani più noti sono “Smells Like Teen Spirit”, “Come As You Are”, “In Bloom” e “Lithium”.
Nevermind è al 17 posto della lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone.
La tecnica compositiva alla base di questo lavoro è estremamente omogenea: l’utilizzo di melodie pop, di immediato appeal, ma affiancate da sonorità e linee vocali molto aggressive, quasi punk; l’utilizzo della forma canzone “classica” (strofa-ritornello-strofa ritornello); un lavoro di produzione musicale apparentemente molto semplice, ma in realtà molto sofisticata e non ultimo, la poderosa campagna promozionale e la produzione di videoclip promozionali estremamente azzeccati sono alcuni fra i fattori che contribuirono al successo, davvero planetario di questo lavoro. In realtà gli elementi citati, non possono essere considerati del tutto originali: altri gruppi come gli Husker Du o, soprattutto, i Pixies avevano esplorato questi territori musicali diversi anni prima, senza tuttavia nemmeno avvicinarsi al successo di pubblico del secondo album dei Nirvana.
PRODIGY – THE FAT OF THE LAND – 1997
•11 Marzo, 2008 • Lascia un CommentoI Prodigy sono uno tra i più conosciuti gruppi techno e questo è il terzo lavoro, dopo l’esordio the prodigy experience (1992) e il famosissimo music for the jilted generation (1994). Rispetto al secondo album, “the fat of the land” è più orientato verso il rock e chi è andato a vederli dal vivo in questo tour non potrà che confermarlo.
Il disco parte ottimamente con la doppietta di “smack my bitch up” (bello l’intermezzo arabeggiante) e del singolo “breathe”. Si cambia atmosfera con l’hip hop di “diesel power”, per tornare a ritmi più serrati in “funky shit”. Il metal di “serial thrilla”, presenta un cantato molto simile, almeno nella forma, al punk. Belli i suoni di “mindfields”, più solare “narayan” dove troviamo crispian mills dei kula shaker. “firestarter” è il primo conosciutissimo singolo, uscito addirittura già nel 1996. Dopo “climbatize”, chiude “fuel my fire” una cover delle l7 il cui cantato ha molto dei sex pistols.
RADIOHEAD – PABLO HONEY – 1993
•11 Marzo, 2008 • Lascia un CommentoIn questo album di debutto, imperniato su tematiche adolescenziali e decisamente influenzato dall’indie rock (R.E.M., Pixies, U2, Nirvana, Joy Division e The Smiths) compare il famoso singolo “Creep”, grazie al quale la band attirò su di sè le attenzioni della stampa musicale britannica, anche se non sempre le critiche furono positive. Il magazine NME li bocciò molto pesantemente, mentre la canzone non fu suonata su BBC Radio 1 perché ritenuta «troppo deprimente». In seguito, furono estratti altri tre singoli: “Anyone Can Play Guitar”, “Pop Is Dead” e “Stop Whispering”.Rassegnata all’indifferenza delle charts nel Regno Unito, la band iniziò nella primavera del 1993 il suo primo tour negli Stati Uniti, dove “Creep” aveva ricevuto un inaspettato slancio di popolarità. Quando i Radiohead arrivarono in America, “Creep” era in heavy rotation su MTV (da cui ricevettero il disco d’oro nell’aprile del 1993), ed era arrivata alla posizione #2 nelle classifiche rock della rivista Billboard ed al #7 quando fu ristampato nel Regno Unito quell’autunno. I Radiohead arrivarono ad un passo dallo scioglimento a causa della pressione generatisi dall’improvviso successo,mentre il tour di supporto a Pablo Honey si estendeva per un secondo anno, e l’album continuava a guadagnare in popolarità internazionale, alimentato da “Creep”, che rimane la più grande hit della band. La canzone sarebbe diventata una vera e propria ossessione per il gruppo, che per molti anni si sarebbe rifiutato di suonarla dal vivo per evitare che i Radiohead fossero semplicemente identificati come “il gruppo di Creep”.
Ad ogni modo, sebbene considerato dai critici il loro album più debole, il primo lavoro firmato Radiohead contiene già a livello embrionale tutte le future caratteristiche del gruppo, che si assesteranno nel disco successivo, The Bends.
PORTISHEAD – DUMMY – 1994
•11 Marzo, 2008 • Lascia un CommentoDummy è l’album d’esordio della formazione britannica dei Portishead, uscito nell’ottobre del 1994.
L’album, considerato da numerosi critici uno dei dischi più influenti degli anni novanta, ha contribuito a definire lo stile musicale sviluppatosi a Bristol che prende il nome di trip hop: utilizzo di campionatori, scratch, organi hammond, giri di chitarra tratti da colonne sonore cinematografiche degli anni 1960, sintetizzatori moog. Sopra questi cupi e rallentati suoni “vintage” elaborati dal produttore Geoff Barrow e dal chitarrista Adrian Utley si impone la voce spettrale di Beth Gibbons.
Alcuni brani dell’album sono stati ideati come colonna sonora del cortometraggio To Kill A Dead Man, realizzato dalla band come omaggio ai film di genere spionistico degli anni sessanta.L’album è stato indicato come uno dei 500 migliori album della storia secondo la rivista Rolling Stones, dove compare al 419° posto.
